10 strategie di marketing per il 2026
L’AI è ovunque e l’attenzione costa sempre di più: cosa sta funzionando davvero e come usarlo nei tuoi contenuti.

Il marketing cambia forma ogni anno, ma il compito resta lo stesso: farsi notare, parlare alle persone giuste con i contenuti giusti e, alla fine, vendere.
La prima versione di questo articolo è uscita alla fine del 2024. Da allora alcune tendenze si sono confermate, altre sono cambiate. Questa è la versione aggiornata: le 10 strategie che vediamo funzionare nei progetti che seguiamo, e come portarle nei tuoi contenuti.
1. L’AI è ovunque: conta la regia
Testi, immagini e video generati con l’intelligenza artificiale sono ormai alla portata di tutti. Proprio per questo non bastano più a distinguersi: il pubblico riconosce in fretta un contenuto fatto in serie e scorre oltre.
Come la usiamo noi: l’AI ci serve ogni giorno per ambientazioni, scene impossibili da girare e versioni in più formati. Ma l’idea, la scelta delle immagini e il tono restano decisioni umane. L’AI accelera il lavoro; quello che rende un contenuto riconoscibile come tuo nasce dal tuo messaggio.
2. Un contenuto per ogni piattaforma
Girare un video verticale e pubblicarlo uguale ovunque è il modo più rapido per ottenere poco. Ogni piattaforma ha il suo linguaggio: quello che funziona su TikTok non è detto che funzioni su Instagram, e LinkedIn chiede ancora altro.
Per questo progettiamo i contenuti in versioni: stesso messaggio, con formati, durate e aperture diverse per ogni canale. Serve un po’ più di pianificazione all’inizio, ma il risultato ripaga.

Una campagna nata per i social, con formati diversi per ogni piattaforma.
3. Pubblicità: l’algoritmo sceglie il pubblico, tu le creatività
Le piattaforme pubblicitarie, a partire da Meta con le campagne Advantage+, decidono sempre più da sole a chi mostrare gli annunci. La leva che resta nelle tue mani è la varietà delle creatività.
Più versioni dai all’algoritmo, con immagini, testi, durate e primi secondi diversi, più materiale ha per trovare le persone giuste. Quando produciamo un video per una campagna, prevediamo fin dall’inizio le varianti da mettere alla prova.
4. Vero batte perfetto
I feed sono pieni di immagini impeccabili, e sempre più spesso generate. In questo contesto colpisce ciò che sembra vero: persone reali, luoghi riconoscibili, opinioni sincere, il dietro le quinte.
Non significa rinunciare alla qualità, ma metterla al servizio della realtà. Il 3D fotorealistico, per esempio, funziona quando porta il prodotto dove una fotocamera non arriva, non quando finge.

Il 3D fotorealistico porta il prodotto dove una fotocamera non arriva.
5. Creator: prima i valori, poi i numeri
Il pubblico segue creator che condividono i suoi valori, non solo i suoi interessi. Una collaborazione funziona quando brand e creator dicono la stessa cosa nello stesso modo; quando non sono allineati, il pubblico se ne accorge subito.
Molti creator hanno ormai un loro brand e una community fedele: sono partner agili, che sanno come parlare al proprio pubblico. Sceglierli bene conta più del numero di follower.

Un evento con creator e professionisti del settore, raccontato dal vivo.
6. Il pubblico che possiedi
Gli algoritmi cambiano, la portata organica scende, un account può sparire da un giorno all’altro. Una newsletter è la tua diga digitale: raccoglie l’attenzione che arriva dai social e la trasforma in una relazione che dipende solo da te.
Sembra un metodo vecchio stile, ma resta uno dei canali più affidabili. E il video aiuta anche qui: un contenuto forte sui social è il modo migliore per portare nuovi iscritti.
7. Collaborazioni tra brand
Le collaborazioni tra marchi, anche le più inaspettate, continuano a crescere: uniscono due pubblici e rafforzano la percezione di entrambi. Vale la stessa regola dei creator: il partner giusto è quello con cui hai davvero qualcosa da raccontare insieme. Fiere ed eventi sono spesso il luogo dove queste collaborazioni nascono e si fanno vedere.
8. Podcast, ora anche in video
I podcast restano uno dei formati che creano più fiducia: conversazioni lunghe, tono naturale, ascolto attento. La differenza rispetto a qualche anno fa è che oggi si guardano oltre che ascoltarsi, e YouTube è diventato una delle piattaforme principali per seguirli.
Il podcast in video ha un vantaggio in più: da ogni puntata nascono molte clip brevi per i social. Una sola registrazione, tanti contenuti.
9. Farsi trovare anche dall’AI
Sempre più persone fanno domande direttamente agli assistenti AI e ai riassunti di Google, invece di scorrere i risultati. Per comparire in quelle risposte servono contenuti chiari, utili e aggiornati sul tuo sito: pagine che spiegano cosa fai, casi concreti, articoli che rispondono a domande reali.
È lo stesso lavoro che serve per Google, fatto con più cura. Ed è anche il motivo per cui abbiamo aggiornato questo articolo.
10. Il gancio visivo
Nei primi secondi di un video ti giochi tutto. Un gancio visivo può essere semplice: un cambio di luogo, un movimento inatteso, un colore forte nel primo fotogramma.

Colore e movimento per catturare lo sguardo nel primo secondo.
Noi lo progettiamo prima di girare, non in montaggio: è la parte del video che decide se il resto verrà visto.
In sintesi
Gli strumenti cambiano ogni anno, le basi no: attirare l’attenzione, creare un legame vero, offrire qualcosa di utile. Nel 2026 il filo che unisce tutte queste strategie è l’autenticità, resa ancora più preziosa dalla quantità di contenuti generati.
Il nostro consiglio pratico: parti dal tuo obiettivo, scegli due o tre di queste strategie invece di inseguirle tutte, e costruisci un pubblico che sia tuo, con una newsletter, un podcast o un sito che risponde alle domande dei tuoi clienti.
Vuoi portare queste idee nei tuoi contenuti? Raccontaci il tuo progetto: partiamo dal tuo obiettivo e ti proponiamo idea, formati e tempi.
Versione aggiornata al 2026 di un articolo di Leonardo Olivito, pubblicato originariamente su lolivito.com.